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Vogliamo offrire lo spunto della favola di Cenerentola perché in essa si susseguono diverse sequenze emozionali dall’invidia delle due sorellastre, alla solitudine ed alla mortificazione di Cenerentola, all’aggressività della matrigna, fino al riscatto della protagonista che, arrivando a sposare il principe, vince la competizione nei confronti delle sorellastre.

Si tratta di un filo di emozioni difficili da gestire, da attenzionare nel percorso di crescita dei nostri bimbi … futuri adolescenti alle prese con il confronto con il gruppo dei pari (rivalità, gelosie …) e con l’impegnativo processo di individuazione di sé … futuri adulti che si dovranno confrontare con le esperienze e responsabilità professionali, relazionali e familiari che possono impattare con dubbi, incertezze e possibile vergogna/colpa (“Sarò un buon genitore?”; “Farò bene il mio lavoro?”; “Troverò un partner che mi rispetterà e che saprò rispettare?”).

Vi offriamo alcuni spunti sui quali poter riflettere.

La vergogna

Nello sviluppo del bambino la vergogna compare tra i 2 e i 3 anni insieme al GIUDIZIO DI VALORE.

Per capire l’intensità della vergogna occorre attenzionare la possibile presenza di idee negative di sé (“Sono sbagliato/a … sono inferiore … sono diverso/a … “), o comportamenti di evitamento (impossibilità di reagire o di rispondere, forte desiderio di nascondersi, calo di energie o di motivazione …).

La vergogna pone l’attenzione sul proprio Sé e fa sperimentare elevati livelli di impotenza.

L’umiliazione

L’umiliazione è la preoccupazione di essere degradati, emarginati, quindi pone l’attenzione sulla relazione con gli altri.

Il soggetto che vive l’umiliazione teme reazioni di rabbia o di vendetta da parte degli altri, si sente molto offeso ma, diversamente dalla vergogna, non sperimenta sentimenti di colpa.

Vergogna ed umiliazione come “mancata sintonizzazione emotiva”

Ci preme specificare che, se il genitore adotta in modo ricorrente ed inconsapevole anche dei semplici rimproveri, questi possano indurre nel bambino la VERGOGNA per la disapprovazione dell’adulto di riferimento per quanto commesso.

Il genitore, inoltre, dovrebbe prestare attenzione anche a quelle che vengono chiamate “trappole comunicative nella relazione con il bambino. Vi facciamo un esempio. Il genitore che ripete: “Se continui così, mi farai venire un infarto!”, va ad impattare significativamente sulla dimensione psicoemotiva del figlio, con la possibilità di creare ESAGERATI VISSUTI DI COLPA, BLOCCO DELLA RIBELLIONE E SOTTOMISSIONE, MINACCIA DI PERDITA.

Se il genitore non prende consapevolezza di questa modalità, cercando di riaprirsi alla relazione con il figlio, ascoltandolo, empatizzando con lui, esternando attenzione e calore, il BAMBINO potrebbe faticare a sentirsi amabile e accettabile, valido e competente, forte e capace.

Il bambino, diventato ADOLESCENTE, potrebbe esternare FORTE RABBIA, COME RABBIA DA SFIDA per allontanare l’esperienza della umiliazione e provare ad affermarsi.

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DIETRO RABBIA E FURORE SPESSO SI CELA TANTA VERGOGNA ALLA RICERCA DI CONSOLAZIONE!

 

Chi siamo

Siamo due Psicologhe Psicoterapeute che, da oltre un decennio, collaborano a stretto contatto all’interno dello stesso studio, formatesi entrambe in terapia EMDR ed in psicologia giuridica.

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