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COME VI ABBIAMO ANTICIPATO SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK, QUI DI SEGUITO TROVERETE LA FAVOLA DELLA CAPRETTA E DEL CAPRETTINO TRATTA DAL LIBRO DI ALBA MARCOLI. E' UNA FAVOLA CHE AFFRONTA LA PAURA DI DIVENTARE MAMMA. VOGLIAMO CONDIVIDERLA CON TUTTI I NOSTRI LETTORI. SE VOLESTE LASCIARE I VOSTRI COMMENTI SULLA PAGINA FACEBOOK VE NE SAREMO GRATE. CHIARA E MANUELA

La capretta e il caprettino

Non sapevo che sarei stata donna né che dentro di me sarebbe fiorito il sangue ogni mese come un fiore esotico, né che bambini, due monumenti, sarebbero irrotti da mezzo le mie gambe due bimbe accucciate dal respiro incurante addormentate, ciascuna nella sua piccola bellezza.  ANNE SEXTON

 

Una volta, in un piccolo bosco imprecisato della Terra, nacque una capretta uguale alle altre in tutto e per tutto. E anche lei crebbe, come tutti, in una tana sicura e protetta, curata da un papà e una mamma attenti e premurosi, e crescendo cominciò a fare con le sue amiche e i suoi amici i giochi che tutti i capretti hanno sempre fatto da che mondo è mondo, compreso quello di far finta di essere grandi e di aver costruito una tana dove occuparsi dei propri caprettini.

E quando la nostra capretta faceva questo gioco si immaginava felice, in una futura tana dove tutto andava bene quasi per magia e dove si poteva vivere felici e contenti, senza gli imprevisti né i normali problemi che invece capitano sempre in un bosco, da che mondo è mondo. E fu così che quando la nostra capretta fu grande, costruì col suo compagno una bella tana sicura e protetta per accogliere i caprettini che sarebbero nati. E il giorno in cui si accorse che era arrivato un caprettino nella sua pancia per poter crescere in un luogo completamente sicuro e protetto prima di poter nascere e uscire nel mondo, la nostra capretta ne fu così felice che le sembrava di aver toccato il cielo con una zampa.

"Come mi fa compagnia questo caprettino!" diceva tra sé. "Non sono mai sola né di giorno né di notte, siamo sempre insieme. E anche gli altri non sono mai stati così gentili con me, mi circondano di ogni cura!" E si sentiva proprio molto, molto felice. Ma quando l'ora in cui il caprettino doveva nascere si avvicinò, la nostra capretta cominciò ad avere una gran paura, per sé e per lui. "Ma io sarò capace di far nascere un caprettino?" si chiedeva piena di timore. "Sono abbastanza grande per saperlo fare? " e in quei momenti si sentiva piccola e travolta dall'angoscia.

E quando finalmente il caprettino nacque, la nostra capretta ne fu contemporaneamente molto felice ma anche molto spaventata, spaventata a morte.

"Ma io sarò capace di fare la mamma?" si chiedeva allora. "Avrò abbastanza latte da nutrire il mio caprettino e il mio latte sarà abbastanza buono per lui? Come farò adesso?" e in quei momenti si sentiva proprio piccola, piccola e sola, senza più un altro cuore che battesse dentro alla sua pancia per farle compagnia. "Dov'è andato il mio pancione? Perché non c'è più?" e le lacrime le scorrevano a fiumi dagli occhi.

«Perché piangi?» le chiedevano allora gli altri. «Non sei contenta? Guarda che bel caprettino è nato!» e si dedicavano tutti ad ammirarlo e ad accudirlo,

"Ma allora io non sono una buona mamma, se del mio caprettino si devono occupare gli altri" pensava invece la capretta e si convinceva sempre di più di essere incapace. "E perché si occupavano tutti di me, quando ero in compagnia e ne avevo meno bisogno, e adesso che mi sento sola e spaventata nessuno si prende più cura di me? " e si disperava sempre di più, sentendosi proprio triste e abbandonata. E quando qualcuno invece si occupava di lei, ecco che la nostra capretta si sentiva spesso sommersa e travolta dai consigli.

"Perché tutti mi danno consigli che mi fanno sentire ancora più incapace e nessuno capisce quello che provo, standomi vicino in silenzio e aiutandomi quando ne ho bisogno? Si vede che io non sono adatta, non sono proprio capace di fare la mamma anche se amo tantissimo il mio capretto. Non riesco neanche a nutrirlo bene perché ho poco latte, mentre tutte le altre mamme ce l'hanno!" E in quei momenti si sentiva proprio un fallimento in tutto e per tutto.

"Allora forse è meglio se il mio capretto lo alleva qualcun'altra più brava di me, che sia davvero capace di fare la mamma!" arrivò a pensare un giorno, e questo pensiero le fece così male che, senza accorgersene, finì per arrabbiarsi anche con il caprettino. "È lui che non vuole il mio latte! Si vede che non gli piaccio come mamma. È un ingrato!" e si disperava ancora di più, mentre quelli che le stavano intorno raddoppiavano i consigli credendo di aiutarla, senza sapere che lei stava peggio a ogni nuovo consiglio che le pioveva addosso e che la faceva sentire sempre più sola e incapace.

La nostra capretta non sapeva che è del tutto naturale per una nuova mamma sentirsi inadeguata. Sono proprio tante le cose nuove e difficili che bisogna piano piano imparare con un caprettino: capire il suo pianto, riconoscere se ha fame, se ha freddo, se ha sonno, se è malato, se sta crescendo bene e così via. E come è difficile tollerare di sentirsi impotenti quando un caprettino piange senza che si riesca a consolarlo, senza sapere che cosa fare, senza conoscere le risposte già pronte per ogni problema, sentendosi solo incapaci, inadeguate, mai all'altezza: né della situazione e neanche di tutti i consigli che piovono nell'illusione di essere di aiuto.

E perché proprio adesso che doveva fare la "grande", si sentiva invece piccolissima, come se fosse lei una neonata, bisognosa lei stessa di cure per poter sopravvivere?

La capretta non sapeva che queste cose succedono normalmente e naturalmente a tutte le nuove mamme, perché bisogna tornare piccole piccole per poter capire meglio un caprettino anche lui piccolo piccolo. Lei pensava invece di essere la sola in tutto il bosco a non saper fare la mamma e a sentirsi così piccola e incapace.

"Non valgo proprio niente" pensava allora. "Non so fare neanche la mamma del mio caprettino, che è la cosa che ho desiderato di più nella vita!" e si disperava sempre più e le la crime le colavano a fiumi.

E quando di notte si doveva alzare per far addormentare il caprettino che piangeva e permettere al papà di dormire un po' per procurare l'erba il giorno dopo, ecco che si sentiva sempre più stanca, spossata e arrabbiata.

"Non gli basta rifiutare il mio latte!" si diceva allora. "Non mi vuole neanche lasciare riposare di notte, mentre io sono sfinita dalla stanchezza. Deve essere proprio arrabbiato con me. Mi viene voglia di scaraventarlo fuori dalla tana!" E in quei momenti si sentiva proprio male, le veniva la paura di impazzire e si disperava sempre di più, pensando di essere solo e soltanto cattiva e di potergli fare del male.

"Ma allora io devo essere proprio diventata pazza" pensava con terrore, "altrimenti come potrei in certi momenti pensare di scaraventare il mio caprettino fuori dalla tana e in tanti altri amarlo come nessun altro al mondo, provare una gioia e una tenerezza infinite e fare per lui cose che non ho mai fatto e non farei per nessun altro?" E si spaventava sempre di più, senza sapere che questi sono i pensieri che vengono non perché si è molto cattive o si sta diventando pazze, ma perché si è semplicemente soltanto molto, molto, molto stanche e si ha bisogno di riposare e di dormire.

E vengono anche se si è delle buone mamme e si amano molto i propri caprettini. E poi nessun pensiero è mai stato così potente: per scaraventare un caprettino fuori dalla tana, infatti, ci vuole un'azione, non un pensiero.

Ma la capretta, che non lo sapeva, si sentiva sempre più in colpa e sempre più cattiva, anche solo per un semplice pensiero del tutto naturale e innocuo quando si è stanchi e spossati dalle lunghe notti passate senza dormire e dal sentirsi costantemente incapaci e cattive.

Fu papà che si accorse presto della tristezza della mamma. «Che cosa posso fare?» chiese all'Asino Sapiens quando lo incontrò nel bosco.

«Devi solo starle vicino in silenzio e aiutarla a imparare insieme a te tutte le cose che dei nuovi genitori non conoscono ancora e devono imparare. »

«Ma chi ci insegnerà a fare il papà e la mamma?»

«È il vostro caprettino che ve lo insegnerà, perché lui ha bisogno solo di voi, siete voi il suo papà e la sua mamma. Un caprettino non ha bisogno di un papà e una mamma perfetti che sappiano tutto, ha solo bisogno di avere vicino il "suo" papà e la "sua" mamma, anche se sono ancora inesperti. È questo che gli dà sicurezza, non il fatto che voi sappiate tutto quello che serve. Quello a poco a poco lo imparerete in modo naturale insieme a lui, agli altri caprettini e ai loro genitori e vedrete che in gruppo vi sentirete tutti più forti.»

E fu così che piano piano anche la nostra capretta non fu più lasciata da sola in un mare di emozioni in tempesta e papà, nonni, vicini di tana, amici si alternarono a starle vicini, senza troppe parole, a farle compagnia e ad aiutarla nei momenti in cui lei era troppo stanca per occuparsi da sola di tutto quello che richiede una tana con un caprettino piccolo piccolo, E fu il suo cucciolo, piano piano, a insegnarle nel gruppo dei cuccioli e delle loro mamme che lui aveva bisogno solo di lei, la "sua mamma, quella che insieme al papà si occupava di lui giorno dopo giorno, anche nelle difficoltà e questa era lei, solo lei e nessun 'altra al mondo. In silenzio, senza tante parole inutili che piovevano addosso.

E fu così che anche il nostro caprettino poté crescere protetto e sicuro, accanto a una mamma che a volte piangeva o si arrabbiava, a volte urlava e strapazzava, ma tante altre volte rideva, scherzava, abbracciava, chiedeva scusa, faceva la pace, belava con lui e con gli altri, proprio come hanno sempre fatto tutte le caprette che diventano mamme, nella lunga storia del bosco.

TRATTO DAL LIBRO DI ALBA MARCOLI "IL BAMBINO LASCIATO SOLO-FAVOLE PER MOMENTI DIFFICILI"

Arnoldo Mondadori Editore

 

Chi siamo

Siamo due Psicologhe Psicoterapeute che, da oltre un decennio, collaborano a stretto contatto all’interno dello stesso studio, formatesi entrambe in terapia EMDR ed in psicologia giuridica.

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